Di padre in figlio

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OuterEden
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Di padre in figlio

Post by OuterEden » Tue Sep 10, 2019 1:54 pm



“eccolo il mio posto. Un campo di battaglia. Sei nato soldato e morirai soldato.”

Questo pensa, in prima linea con tutti i suoi commilitoni, immobili come statue dietro quel portone enorme, unico spiraglio verso il campo di battaglia. Mura altissime li circondano: quelle non cadranno ancora. C’è ancora tempo.

Dietro di lui e attorno a lui, solo soldati del posto e ciò che rimane di una città ormai al collasso, tra detriti e polvere. I soldati della città sono ormai privi di morale e di energie, il loro numero è sceso drasticamente negli ultimi giorni: il nemico ha i numeri, molti più numeri, ed il suo esercito è inarrestabile.

Lui ed i suoi compagni sono stati inviati per assicurarsi che tutti i civili ne escano quanto più illesi possibile, non è la loro guerra e non devono interferire. L’ordine è combattere solo per proteggere chi, tra quelle persone, ha l’unica colpa di trovarsi tra un esercito e l’altro. Porteranno in salvo quante più persone possibili, ma non devono oltrepassare il confine delle porte cittadine, oppure entreranno ufficialmente all’interno del conflitto. Il governatore di quella grande città è stato chiaro:

“Nessun intervento in campo. O vinceremo questa guerra da soli dimostrando la nostra superiorità o cadremo schiacciati, ma con onore. Se oltrepasserete i confini per interferire vedremo anche voi come potenziali nemici.”

Sorride stizzito, serrato con tutti gli altri, coperti di polvere e sudore, attendendo che gli ultimi sfollati entrino in città.
<< L’esercito nostro nemico è quasi giunto con la nuova armata! >> Grida la vedetta, dall’alto delle mura.
Il professor Fergus guarda in alto, con sguardo serio e calcolatore.

<< Quanti sfollati ancora? >> chiede alla vedetta, gridando.
<< Tre! Madre padre e figlio! >> urla la vedetta, guardando verso l’esterno delle mura.
<< Stanno correndo, ma non ce la faranno! Hanno quei macellai alle costole! >> aggiunge subito dopo.
<< Gli lasceremo solo altri due minuti. Dopodiché chiuderemo il portone. >> Tuona deciso, il generale delle guardie della città, poco davanti a loro.

Lui è li, immobile in mezzo a tutto questo. I capelli a coprirgli fastidiosamente la visuale periferica. Tiene in mano quella spada senza la minima voglia di farlo, lo scudo poggiato a terra davanti a lui. ripensa ad eventi passati, ad eventi remoti, al passato che pochi giorni fa era ancora presente.

<< Cyrus, maledizione alza quello scudo e impugna bene quell’arma…! >> Gli sussurra nervosamente Suiberis, dandogli una gomitata << E togli quei capelli da davanti agli occhi! Se entrano qui dobbiamo intervenire tempestivamente! Sembri a metà maledizione, dov’è la tua mente? >>.
Cyrus lo guarda lentamente, con sguardo vuoto << Sono diventato un cronomante. Il mio corpo è qui ma la mente nel passato. Forte, eh…? >> Dice mentre il suo stomaco si contorce, cercando di apparire quello di sempre.
<< Se non altro non hai perso lo spirito. >> sbuffa Suiberis << dove sta il tuo elmo, quello d’oro che hai portato dalla nuova commanderia? Perché non lo metti? >> gli chiede poi, tornando a guardare il portone << è un elmo di eccelsa fattura >>.
Cyrus apre un mezzo sorriso quasi del tutto inespressivo << ci tengo particolarmente, non vorrei si rovinasse… >>
<< E su questo nessuno ti dice nulla… potevi metterne un altro no? >>
<< Tranquillo Baltassar, non ne ho bisogno… >> sembra dire, quasi speranzoso.

Alza lo sguardo altrove, notando quanto animatamente il generale della città stia discutendo con il professor Fergus. Riesce in quel marasma a scorgere vari frammenti di discussione, su quanto questa città è grande e potente e che è lui a sapere come vanno le cose li, che nessuno è al suo livello dato che il generale li è lui, che non accetta consigli da chi non è un suo parigrado, che ha vissuto li e sa come vanno le cose, che non deve spiegazioni.

Il suo superiore, il professor Fergus, guarda il generale blaterare inutili frasi e parole, che esternano solo insicurezza e paura.

<< io sono qui per proteggere gli innocenti che voi state lasciando li fuori a morire. Porterò a termine il mio compito, costi quel che costi. >>
<< è una minaccia, professore? >>
<< è un dato di fatto. >> si volta, e va verso Cyrus ed i suoi compagni.

<< Sempre stessa storia, eh Joona? >> Dice Suiberis ridendo divertito e rabbioso al contempo, scuotendo il capo.
<< Si, sempre la stessa, ma non importa, non abbiamo tempo per le chiacchiere inutili con muli del genere. Dobbiamo trovare un modo per risolvere in fretta. Quella famiglia ha bisogno di trovare i portoni aperti quando arriverà qui, e l’unico modo che abbiamo noi per tenere aperto quel portone è prendere il controllo di questo posto. Idee, templare? >> dice guardando Suiberis.

Questo a sua volta lo guarda << e tu credi che con la diplomazia lo farai desistere dal chiudere quelle porte tra un minuto? Scordatelo, non funzionerà. >>
<< nessuno parlerà di quei civili chiusi fuori, se non si agirà in modo drastico, ma con un solo colpo possiamo salvare loro e magari far arrivare all’attenzione del governatore di questa città la negligenza di quel generale, ammesso che a qualcuno importi qualcosa. >> espone Cyrus, prendendo la parola.

<< Cavaliere, nessuno vi ha dato la parola! >> Tuona Suiberis.
<< No Baltassar, lascialo parlare maledizione, era templare anche lui fino a pochi giorni fa, meno etichetta, su. >> dice stranito verso Suiberis, che annuisce increspando le labbra e chiedendo scusa in un soffio.

<< vai avanti, Cyrus >>

<< Se qualcuno di noi dovesse uscire, gli ordini sono chiari, identificarci come un nemico. Non avranno il tempo di chiudere nulla, soprattutto se venisse fisicamente negata la parola al generale. >> guarda Fergus negli occhi << Quanto vale il prezzo della vita? Vale di lottare per proteggerla? Per farlo si deve lottare sempre contro i propri nemici o talvolta è necessario affrontare anche gli alleati? Io ho scelto di lottare per proteggerla, e non mi interessa creare uno scandalo diplomatico o affrontare quelli che fino a poco prima erano i miei alleati. Qui non ci sta rimettendo chi ha scelto, ma chi è vittima. >> termina tornando a guardare il portone, scrutando all’orizzonte qualcuno che corre verso di loro.

Il professor Fergus ha una manciata di istanti per decidere.

<< in sintesi stiamo andando a morire. La storia si ripete. è un buon piano, templare Swan? >> si volta verso il generale e verso i soldati della città, estraendo lo spadone.

All’unisono tutti militari vestiti di bianco e scarlatto, estraggono le spade, senza bisogno che nessuno dica nulla, come un unico corpo, come un'unica mente, pronti a seguire il loro comandante.

<< l’unico. >> dice Cyrus sicuro come mai prima d’ora, mentre il generale si appresta a dare l’ordine di chiudere il portone.

Avanza il primo passo: ben saldo e proporzionato. serve lo slancio giusto in partenza per ottenere la massima accellerazione in corsa, ed in questo caso, il tempo è denaro; è vita.

Secondo passo: la cadenza militare ha fatto si che sviluppasse più forza sulla gamba sinistra, e lui questo lo sa bene. Scarica più peso piegandola un po’ più della sinistra. Ogni muscolo si flette per consentire alla gamba di fare il giusto movimento con quanta più forza possibile

Terzo passo: lancia in avanti la sinistra che impugna il grande scudo, sfruttandone così la forza originata per allungare il suo corpo il più possibile e staccarsi da terra quanto basta per ottenere una falcata più ampia, mentre il piede destro si imprime successivamente a terra, lascia cadere lo scudo aprendo semplicemente la mano, facendolo stazionare per un istante in aria.

Quarto passo, quinto passo, sesto passo.

Il generale grida qualcosa che suona molto come “tradimento”, quando Cyrus arriva a varcare in una manciata di attimi il portone.
Non sa esattamente cosa avvenga alle sue spalle, sente solo il cozzare delle spade sulle altre armi, sulle armature.

Corre, corre e corre.

Le due persone che corrono verso la città sono un uomo ed una ragazza. Lui tiene in braccio un bambino. Corrono senza fiato, con una fitta bava bianca ai lati della bocca, sudano sangue. tre cavalli neri dell’esercito avversario sono dietro di loro, i quali cavalieri tengono le spade alte, pronte a colpire. Più addietro, un esercito nero avanza come un fiume fatto d’ombra.
Hanno giusto il tempo di guardarsi negli occhi. Carpisce pochissimi dettagli su i due:
Lui indossa una fascia rossa sulla fronte, lei ha degli occhi completamente dorati, come l’unico spiraglio di luce nell’oscurità più totale.

è sicuro di averli già visti da qualche parte.

Si passano vicini, non c’è tempo di dire o fare nulla, ritrovandosi in un secondo a fronteggiare i tre cavalieri neri. Esce lateralmente al cavallo di quello centrale. Sembra che sia lui a guidare la formazione. Mentre esegue questo movimento, portandosi con una spinta alla destra del cavallo, alza il braccio brandendo la spada, caricando un affondo allineato ai suoi occhi, in parte coperti fastidiosamente dai capelli.

“la fascia… ecco cosa mi mancava…”

Trafigge il cranio del cavallo mettendo tutta la forza di cui dispone sul braccio destro, in quel colpo, ed il cavallo, con il suo cavaliere, cade.

Rimane disarmato.

Punta lo sguardo verso il portone della grande città, mentre slitta sulla terra del campo di battaglia, arrestando la corsa. Stanno combattendo all’interno, ma ecco che...



Sono dentro.



Tira un profondo sospiro di sollievo osservando il portone che si chiude, mentre gli altri due cavalieri fanno dietrofront, alzando le spade e si dirigono come spettri neri verso di lui.

Ha giusto il tempo di estrarre il fiore di peonia da sotto il bracciale sinistro, ormai secco e striminzito, per dargli un bacio mentre lo annusa profondamente.






I cavalieri sono davanti a lui.








Impennano i cavalli.








Alzano le spade.


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Re: Di padre in figlio

Post by Arthas » Thu Sep 12, 2019 5:08 am

Bravo, pure la colonna sonora. :)


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